Il telaio umano

Ci siamo mai chiesti perché le ossa e le articolazioni, fondamentali componenti della struttura umana, sono in grado di poter lavorare nelle condizioni peggiori e per un tempo molto lungo? La leggerezza delle ossa, farebbe pensare ad una relativa fragilità, invece è l’esatto opposto, perché il disegno e la particolare forma, unite alla unicità della materia stessa, ne fanno un elemento addirittura più resistente dell’acciaio, del cemento, o di altre invenzioni dell’uomo. Inoltre, la loro adattabilità, dovuta anche alla impareggiabile opera delle articolazioni che le tengono unite tra loro, rende flessibili tutti i movimenti del corpo umano. L’esercizio motorio controllato contribuisce al buon funzionamento e al mantenimento di tutto questo telaio, irrobustendo la struttura e migliorandone l’elasticità. Immaginiamo una serie di tubicini piccolissimi contenenti a loro volta dei tubicini ancor più piccoli: questa è la vista delle ossa all’occhio attento di un microscopio; se a queste particolari forme cilindriche si aggiunge il fatto che nella loro composizione sono presenti calcio, fosforo, magnesio, sodio, oltre ad una proteina importantissima, nota come collagene, ne otterremo una formula perfetta che conferisce una durezza elastica; questa particolarità consente, nei casi in cui l’osso venga sottoposto ad una pressione non esageratamente violenta, che quest’ultimo tenda più a curvarsi che a spezzarsi. Continuando il viaggio all’interno di questa affascinante struttura, scopriamo che al centro delle ossa è presente in grandi quantità una sostanza gelatinosa, che altri non è che il famoso midollo osseo, produttore di quasi tutte le nuove cellule sanguigne del nostro corpo, e al centro di grandi scoperte e continui studi sulle sue potenzialità. Non dimentichiamo, infine, la funzione, per così dire, ammorbidente ma resistente allo stesso momento, delle cartilagini, deputate all’articolazione dei movimenti; proviamo ad immaginare per un attimo la catena di una bicicletta che gira morbida e sinuosa avvolta da un buono strato di grasso, senza mai intoppi e movimenti a scatti, ed otterremo un valido parallelo con le nostre cartilagini che si accompagnano con una sostanza lubrificante, chiamata liquido sinoviale. Questa splendida accoppiata assicura una bassissima frizione nelle articolazioni, riducendo il deterioramento delle parti a contatto. Le proprietà di auto riparazione di un osso fratturato, quando la situazione non sia troppo grave, e dopo le opportune procedure mediche che, tra l’altro, aiutano il riallineamento delle due parti rotte, fanno sì che il processo di cicatrizzazione parta quasi immediatamente dopo il trauma; non solo, ma gli stessi vasi sanguigni riprendono a crescere velocemente, e la natura si rimette in moto cercando di riportare tutto alla normalità. Il fatto che un bambino abbia minori probabilità di fratturarsi delle ossa rispetto ad un adulto, è facilmente spiegabile se si pensa che in età infantile siano per lo più composte da materiale cartilagineo, quindi risultano morbide e flessibili; solo col crescere, ed in maniera molto graduale, si andranno materializzando e man mano indurendo, facendo posto alll’osso vero e proprio. L’ultima curiosità riguarda il numero, ben 206, di ossa presenti in un adulto, e la loro denominazione anatomica che solitamente proviene dal latino, e che li identifica uno ad uno; particolarmente attivi nell’antichità sono stati i romani Galeno, e Rufo di Efeso, artefice di un opera proprio sui nomi delle diverse parti del corpo umano.

MA

May 07 2008 02:52 pm | Salute

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