La violenza dentro e fuori dagli stadi
La violenza collegata al calcio è un fenomeno sociale che, purtroppo, esiste da quando esiste il calcio; non ci sono categorie, oppure regioni (per parlare della nostra Italia), scevre da questa piaga: dai dilettanti, ai semiprofessionisti fino ad arrivare alla seria A, nessuno sfugge alla violenza fuori dal campetto, come dal grande stadio. Le misure antiviolenza si sono rivelate, ad oggi, totalmente inefficaci, e poco incisive nel colpire i diretti interessati. Sappiamo tutti che i giovani autori di certe bravate, e certi atteggiamenti ostili nei confronti delle forze dell’ordine, come delle tifoserie avversarie, sono per lo più persone, di tutti i ceti sociali, che vivono disagi nel tessuto sociale, e non solo perché poveri o indigenti, anzi, spesso è l’esatto opposto. Si ritrovano negli autogrill, nei percorsi comuni, sui treni ecc., per sfogare la loro rabbia, senza rendersi conto che, così facendo, il loro status sociale ne risente negativamente; il fatto di dover raccontare a qualcuno di aver avuto la meglio su questo o quel tifoso, magari accoltellandolo, o speronandolo con l’auto, mette addosso a questi soggetti una adrenalina in grado di tramutarsi nell’esatto opposto appena finito l’effetto inebriante della effimera vittoria. Il modello inglese, dal decreto Thatcher in poi, ha portato forse i migliori risultai all’interno degli stadi inglesi; il resto lo fa una cultura sportiva che noi italiani ancora non possediamo, almeno per quanto riguarda il calcio. E’ altrettanto vero, però, che i più scalmanati tra gli inglesi stessi, vanno poi all’estero a sfogare le loro voglie represse, e questo ancora non si riesce a risolvere. Sappiamo che negli stadi britannici, ormai da molti anni, non succede più nulla, o quasi, perché la polizia (presente in maniera massiccia), è autorizzata a prendere e a portare immediatamente in galera chi si macchia di atti inconsulti, qualora accertati da riprese televisive, altrettanto capillari. Cercare di professionalizzare al meglio le forze di polizia, evitando così di colpire nel mucchio, apporterebbe sicuramente dei benefici, e allontanerebbe certe frange dai posti dove si dovrebbe solo fare dello sport, e non delle guerre; riabilitare queste persone, per far sì che il percorso di reintegro nella società, durante il periodo di detenzione, magari con lavori socialmente utili, completerebbe l’opera; e, se è vero che le mele marce, ci sono sempre state , e sempre ci saranno, almeno faremmo in modo che non si peggiori la situazione, recuperando le persone che magari, con la loro esperienza, farebbero anche da spauracchio verso i più giovani che ne volessero emulare le gesta negative. Il resto riguarda l’educazione civica che va insegnata con passione nelle scuole, come nelle scuole calcio, ed ottenere alla fine del percorso formativo, la certezza di una cultura sportiva sana e integra nella sua essenza. D’altronde lo sport nasce come divertimento, e come cura del proprio corpo, non come elemento di sfogo dei più bassi istinti; se proprio ci dobbiamo liberare facciamolo con gli sfottò e con gli striscioni simpatici, dove l’ironia italiana non ha eguali nel mondo intero, torneremmo a vivere meglio, sia da atleti, che da tifosi.
Ma
May 07 2008 09:03 pm | Attualità